«Niente tutela del territorio, interventi insufficienti e dettati dall’emergenza». Secondo la Cia due comuni su tre sono a rischio idrogeologico soprattutto a causa della mancanza di una vera politica di salvaguardia. «In dieci anni — sottolinea il Presidente della CIA provinciale— l’agricoltura ha perso terra coltivabile pari a tutto il Veneto. Dal 1950 ad oggi si sono spesi più di 200 miliardi di euro per riparare i danni causati da calamità naturali. Frane, alluvioni, smottamenti sono un pericolo incombente, soprattutto nelle aree marginali di collina e di montagna». Il problema della tutela del territorio non è certo trascurabile. E’ un problema di grande priorità. Senza misure efficaci frane e alluvioni sono sempre più probabili commenta il Presidente della CIA provinciale. D’altra parte, l’abbandono agricolo – ricorda Sandroni – ha interessato soprattutto le aree marginali di collina e di montagna, quelle a più elevato rischio idrogeologico. Si è fatto poco o nulla per bloccare questa “emorragia” e oggi i guasti di questo disinteresse si evidenziano in maniera drammatica. La Cia è, dunque, mobilitata affinché si avvii finalmente un’azione per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio e dell’ambiente, con specifico riferimento alle aree rurali e di quelle interne e svantaggiate. Servono investimenti mirati che permettano alle aziende agricole di continuare a operare e a svolgere la loro attività multifunzionale, attraverso la quale si fa un’autentica opera di presidio e di manutenzione. Intanto in questi giorni il consiglio regionale esaminerà la proposta di legge sulla riqualificazione urbana. L’atto, discusso e approvato dalla giunta a giugno su proposta dell’assessore Luigi Viventi, coniuga l’obiettivo della riqualificazione dei centri urbani con quello della prevenzione e del contenimento del dissesto idrogeologico, oggi tragicamente attuale. Testo della Legge approvata
