La Cia in audizione al Senato: serve un intervento di revisione strutturale del decreto. Cancellazione o modifica sostanziale della norma che   riduce sensibilmente i territori esenti da Imu, anche dopo l’approvazione del decreto legge   n.4 del 24 gennaio: lo ha chiesto la Cia nel corso dell’audizione informale sul tema che si è   tenuta il 4 febbraio presso l’Ufficio di Presidenza della commissione Finanze del Senato.  La Confederazione ha sottolineato come, a differenza di quanto chiesto da tempo, anche con il nuovo provvedimento non sono state affrontate le problematiche strutturali della tassazione immobiliare dei terreni agricoli, ma ci si è limitati a una valutazione di carattere esclusivamente finanziario. Gli agricoltori considerano assolutamente ingiusta questa   nuova imposta e trovano insostenibile l’aggravio tributario che devono sopportare, tanto   più che in certi casi il valore aggiunto ottenuto dall’attività agricola non copre l’ammontare   dell’Imu dovuta. Inoltre, la Cia reputa molto grave la scelta di abrogare le norme previste   dal Dl competitività e dalla legge di Stabilità a favore delle imprese agricole finalizzate alla riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori agricoli dipendenti assunti a tempo determinato proprio per coprire il minor gettito atteso dall’Imu sui terreni agricoli. Ecco perché è necessario un intervento di revisione strutturale del testo contenuto nel decreto legge che tenga conto prima di tutto della condizione in cui versa oggi il settore agricolo -stretto tra crisi di mercato, taglio dei consumi e crolli della produzione- e poi consideri la funzione essenziale degli agricoltori nella tutela e presidio del territorio, in particolare nelle aree marginali di montagna.


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