Su 100 euro di spesa in prodotti agricoli fre­schi solamente 22,50 euro re­stano in mano agli agricolto­ri è quanto emerge dall’indagine di AgrOsserva, l’osservatorio di Ismea e Unioncamere. Gli agricoltori sono sfavoriti nella ri­partizione del valore distribuito in  filiera a vantaggio degli operatori più a valle, ed in parti­colare di quelli del sistema distributivo. La restante quota risulta così ripartita: 36 euro vanno a remunerare il trade (ingros­so e dettaglio), oltre 25 euro vengono trattenuti da altri operatori indirettamente coin­volti nella filiera (fornitori di mezzi tecnici di servizi finanziari e assicurativi ecc.), circa 9 euro sono ri­conducibili alle imposte e oltre 8 euro finiscono al­l’estero a seguito dell’im­portazione di prodotti diret­tamente destinati al consu­mo. Sempre secondo AgrOsser­va, nel caso dei prodotti trasformati, sempre su 100 euro di spesa sostenuta dal consumatore, all’azienda agricola rimane un utile netto di 40 centesi­mi di euro, mentre 2,3 euro vanno a remunerare la fase industriale e quasi 11 euro quella del commercio. Per il coordinatore di di Agrinsieme, Mario Gui­di,  «è una situazio­ne di forte compressione del­la componente agricola nella filiera di cui bisogna farsi ca­rico». Secondo Guidi, tutta­via, in presenza di strutture aggregate, il valore aggiunto non viene disperso. «È per questo – sostiene – che occor­re favorire le misure di con­centrazione dell’offerta, pun­tando ad esempio sulle coope­rative. Con la modifica della legge 102 sulla regolazione dei mercati, attualmente in fa­se di revisione, potremmo ap­portare in tal senso novità si­gnificative, sulle quali ci gio­chiamo un bel pezzo di futu­ro».

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