Paolo De Castro, il presidente della commissione Agricoltura dell’Europarlamento nei giorni scorsi aveva denunciato che la proposta della Commissione Ue per attuare gli atti applicativi della nuova Politica agricola comune «è molto lontana dall’accordo politico raggiunto tra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione europea» così come aveva già annunciato all’Assemblea elettiva della CIA. De Castro aveva lanciato l’allarme sui diritti di impianto, infatti Ciolos voleva vietare la commercializzazione delle licenze dal 2016. Infatti secondo quanto dichiarato dal commissario Ue all’Agricoltura, Ciolos, Bruxelles era decisa a vietare la commercializzazione dei diritti per tutti i paesi e cioè anche per quegli Stati che in base all’accordo potrebbero decidere di spostare il passaggio dai diritti alle autorizzazioni dal 2016 al 2020». Contro la prima proposta della Commissione che smantellava il sistema dei diritti dalla sera alla mattina l’europarlamento ha fatto valere le ragioni dell’Italia e a strappato un importante compromesso”, che prevede che i Paesi membri possano mantenere in vigore il sistema dei diritti come lo conosciamo oggi da un minimo di tre a un massimo di cinque anni. L’Italia ovviamente si avvarrà del tempo più ampio, quindi fino al 31 dicembre 2019, quando anche i nostri produttori si allineeranno al sistema delle autorizzazioni che sarà nel frattempo entrato in vigore dal 2016 nel resto d’Europa e che cesserà nel 2030 per tutti”. In questo modo si danno certezze alle nostre imprese, che sui diritti di reimpianto avevano investito e che rischiavano di perdere con il passaggio alle autorizzazioni, che a differenza dei diritti non possono essere commercializzate.
