Sono tante, 2134 in tutta Italia, e sono l’ultima fase della ricerca di un equilibrio nuovo tra cittadino e campagna. Sono le fattorie didattiche e insegnano agli urbanizzati qual è la pianta del basilico e come il formaggio pecorino derivi dal latte. Spesso i visitatori delle fattorie non lo sanno. Sono duemilacentotrentaquattro, e fanno una media di venti per ogni provincia italiana. Nell’Italia che ha abbracciato l’industrializzazione post-bellica come una liberazione dal peso della terra, sempre troppo bassa per essere amata, le fattorie didattiche hanno impiegato settant’anni per nascere e altri trenta per diffondersi. In questo segmento i pionieri sono stati gli scandinavi, all’inizio del Novecento diedero un tetto alle idee del movimento delle quattro acca (Head, Health, Heart, Hànd): al centro dello sviluppo dei giovani dovevano esserci l’agricoltura e la voglia di imparare facendo. Agriturismi e aziende agricole,sono diventate scuole naturali a cielo aperto capaci di creare un collegamento virtuoso tra le città e la campagna.L’organizzazione dei Giovani Agricoltori Europei (CEJA) ha svolto qualche anno fa un’indagine tra i bambini d’Europa compresi nella fascia di età tra i sei e gli undici anni, dalla quale è emerso che i ragazzi sono così condizionati dai messaggi pubblicitari da ritenere che il latte provenga da una fabbrica, i polli hanno quattro zampe e il pane cresce sugli alberi. I bambini hanno difficoltà ad associare i prodotti originari alla loro forma finale dopo la trasformazione. Per esempio, il 50% dei bambini europei non sa da dove viene lo zucchero, tre quarti non sanno da dove viene il cotone, mentre un quarto crede che cresca sulle pecore. Un terzo dei bambini non è in grado di citare nemmeno un prodotto derivato dal girasole. La maggior parte dei bambini entra in contatto con la produzione agricola soltanto al supermercato: solo il 10% cita la fattoria come regolare fonte di acquisti per la famiglia. Quasi un quarto dei bambini non è in grado di citare un metodo di conservazione del cibo diverso dal congelamento.