La crisi pesa e picchia duro sulle famiglie italiane. Con una conseguenza eclatante: oltre sette famiglie su 10 (71%) negli anni della recessione hanno modificato quantità e qualità dei prodotti acquistati. È uno spaccato triste quello offerto in questi giorni in audizione dal presidente dell’Istat Enrico Giovannini. Tra il 2008 e il 2012, cioè da quando è iniziata la fase recessiva dell’economia, le famiglie hanno ridotto il budget a disposizione per la spesa alimentare di oltre 12 miliardi di euro. Un fenomeno progressivo commenta il presidente della Cia Confederazione italiana agricoltori di Ascoli Piceno e Fermo che si è radicalizzato nell’ultimo anno, con le famiglie che si sono trovate a far fronte all’ aumento esponenziale degli oneri fiscali (basti pensare all’Imu) mentre sono crollati ancora redditi e potere d’acquisto. Non solo. L’Istat racconta anche di disperate strategie di risparmio nel settore alimentare, tanto che nell’arco tra il 2007 e il 2013, la quota di famiglie che ha acquistato presso hard discount è quasi raddoppiata, superando il 21% nel 2011. Il fenomeno riguarda soprattutto i nuclei della fascia con i livelli di spesa più bassi. Famiglie che, nel confronto tra il 1997 e il 2011,hanno aumentato la spesa media del 42% ricorrendo anche a forme di indebitamento al punto che, nel 2011, il 19% di esse ha intaccato i propri risparmi e tra queste quasi la metà ha anche aumentato i debiti esistenti o ne ha contratto di nuovi. Sono gli stessi nuclei spiega ancora l’Istat nel documento presentato alle Commissioni speciali di Camera e Senato che hanno sostanzialmente eliminato le spese legate a voci non strettamente necessarie aumentando, anche a seguito della dinamica inflazionistica di tali beni e servizi, le spese per l’abitazione, combustibili e trasporti. Anche chi non rinuncia al biologico ora lo va a comprare dove costa di meno; un segmento che continua a crescere (+7,3%) a dispetto del calo dei consumi alimentari convenzionali (3%), dove però, cambia radicalmente la modalità d’acquisto che si orienta sul lowcost. Negli ultimi dodici mesi, infatti la spesa bio nei discount ha fatto registrare un incremento record del 25,5%, mentre i supermercati restano a quota+5,5%. Magra consolazione.