Stiamo attraversando un momento delicato, e per molti versi inedito, della nostra storia. In Italia, come peraltro anche nelle altre grandi potenze europee, è oggi evidente la distanza tra i numeri dell’economia reale  peggiori rispetto a un anno fa ma finora non tutti in territorio negativo  e uno scenario macro economico fortemente incerto, che rischia di vanificare gli sforzi delle nostre imprese più coraggiose, ancora disposte a investire e a proiettarsi in mercati fino a pochissimi anni fa inesplorati. Quelle stesse imprese che, nonostante le crescenti difficoltà, stanno accompagnando l’affermazione di un nuovo modello di sviluppo centrato sulla “economia della qualità” e che trova i suoi punti di forza nei valori dell’ambiente, della sostenibilità sociale e della cultura produttiva dei territori. Sono loro a fare grande, giorno dopo giorno, il nostro Made in Italy su scala mondiale. Ma se la qualità e la capacità di innovare di continuo l’offerta produttiva è ciò che contraddistingue il prodotto italiano per milioni e milioni di consumatori nel mondo, è importante intercettarla al momento in cui si genera. Perché solo individuando e misurando la componente della qualità di ciò che produciamo possiamo incrementarne la quota e accompagnare verso questa frontiera tutte quelle imprese che a oggi non riescono a fare di questo fattore di successo il proprio cavallo di battaglia.

Per questo, Unioncamere e Symbola hanno dato il via da qualche anno al progetto Piq (Prodotto interno di qualità) con l’obiettivo di contribuire a promuovere politiche per un Paese a tasso di qualità crescente. Nella convinzione che rileggere l’economia attraverso la chiave della qualità sia l’unica concreta prospettiva per riprendere la strada dello sviluppo, in maniera duratura e sostenibile.

Secondo il nuovo misuratore dell’economia italiana che abbiamo sviluppato, l’Italia di qualità nel vale quasi 450 miliardi di euro, poco meno della metà del prodotto interno lordo (46,9%). Un dato in crescita rispetto all’anno precedente, cui si associa una “convergenza di sistema” verso livelli di qualità sempre più elevati, che lo scorso anno si sono attestati in media al 46,9 per cento. Agricoltura (53,8%) e costruzioni (43,8%) sono i due settori agli estremi per quota di qualità.

Segnali positivi che tuttavia mettono in evidenza un’altra metà d’Italia che bisogna far crescere, traghettandola verso questo nuovo modello di crescita come una delle strade, da percorrere per uscire dalla crisi. Ma vediamo, settore per settore quali sono i valori di riferimento del PIQ.

Tab.1  Prodotto interno di qualità per settore di attività economica – Anno 2010

Attività economiche

PIQ 2010 (mil.ni di euro)

Contributo % al PIQ

Quota % di qualità

Agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca

9.481,0

2,1

53,8

Industria estrattiva

2.004,4

0,5

44,8

Industria manifatturiera

105.040,8

23,8

48,2

Produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua

15.433,6

3,5

50,5

Costruzioni

26.143,3

5,9

43,8

Servizi

283.765,8

64,2

46,4

TOTALE

441.869,0

100,0

46,9

 

Fonte: Fondazione Symbola Unioncamere  Istituto Tagliacarne

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *